RECUPERO BENI STORICO-ARTISTICI DANNEGGIATI DAL SISMA DEL 26 SETTEMBRE 1997 - CHIESA DI S. ROCCO, PRETARE, COMUNE DI ARQUATA DEL TRONTO, (AP)
RELAZIONE GENERALE VALUTATIVA
La chiesa di San Rocco, pur non essendo la sede parrocchiale del paese in cui sorge, risulta comunque esserne, di fatto, il più importante luogo di culto, sia per le sue ampie dimensioni, sia per la sua posizione di centralità nel contesto del piccolo centro abitato, che da sempre l’ha resa più comodamente raggiungibile ai fedeli.
Le sue origini risalgono probabilmente al XVI secolo quando, oltretutto, è iniziato a diffondersi il culto del santo cui è intitolata, protettore dei malati di peste, piaga che proprio in quell’epoca, purtroppo, inaugurò una funesta serie di epidemie.
La chiesa compare per la prima volta come giuridicamente dipendente dalla Diocesi di Ascoli negli atti ufficiali della fine del ‘500, nei quali veniva meglio identificata sotto la voce di “Oratorio” di San Rocco.
Al principio del secolo successivo si presentava come un volume caratterizzato da struttura verticale in pietre faccia a vista, sia all’esterno, che all’interno; qui, la continuità del tamponamento risultava essere interrotta soltanto da talune porzioni parietali rivestite da affreschi.
Sebbene ne fosse dotata la vicina, ma poco frequentata, chiesa parrocchiale di Santa Maria Vecchia, anche qui vi erano, fin dalle origini, una Fonte Battesimale e degli altari di cui il maggiore era naturalmente dedicato a San Rocco; i due minori, invece, a Sant’ Antonio e a San Carlo.
In generale, il suo apparato decorativo era molto ricco, almeno dal punto di vista quantitativo: ai lati dell’altare principale – la cui superficie era totalmente dorata e marmorizzata, così come anche quella del Tabernacolo – si ergevano le statue di diversi santi ed alcune tele di valore non rilevante.
Esternamente, al di sopra del portale d’ingresso, si apriva un rosone centrale che solo dopo la metà del XVII secolo venne sistemato e dotato di rudimentali “infissi” (…impannato con del lino incerato…); allo stesso periodo risale una fase di decadenza strutturale dell’edificio che, evidentemente, pagava le conseguenze di una prolungata mancanza di manutenzione: in particolar modo, la copertura versava in cattive condizioni conservative, così come anche le mura necessitavano di diffusi “ritocchi”.
Dopo circa un secolo di frequenti, piccoli interventi che, evidentemente, non ne risollevarono le sorti, l’allora parroco Don Filippini ne decise il rifacimento (1870 ca.): ne risultò un più ampio volume, internamente tripartito e dotato di ben cinque altari, dietro i quali si aprivano altrettante cappelle ricostruite ex novo in perfetta continuità formale con le precedenti.
Anche il Fonte Battesimale venne rielaborato sullo stile di quello originale (un volumetto di pianta ottagonale) ed incassato per buona parte nella parete retrostante, in prossimità dell’ingresso; infine, fu innalzata la torre campanaria, alta circa 13 metri e dotata di ben quattro campane.
Questo generale intervento – che tralasciò fra l’altro la ristrutturazione della sacrestia nonostante versasse anch’essa in mediocre stato di conservazione – segnò una netta rottura con l’edificio originario, dal punto di vista sia costruttivo, sia dei materiali prevalentemente utilizzati.
Nei primi decenni del secolo scorso si resero necessari ulteriori lavori di sistemazione della pavimentazione in primis, di altre parti della struttura poi, tanto che l’edificio venne chiuso ai fedeli per un lungo periodo.
L’attuale aspetto della fabbrica risale perciò alla fine dell’ ‘800 quando, dopo circa un ventennio di cantieri in corso, la chiesa venne restituita alla locale comunità con una nuova veste architettonica.
Sono di seguito riportati i più salienti passaggi dei documenti consultati in relazione alla chiesa in esame:
· Dalle più antiche Visite Pastorali, che si collocano tra il 1609 ed il 1613, si evince quanto segue:
tutti gli altari dovevano essere sistemati e meglio adornati;
bisognava “chiudere” il rosone con del lino incerato prima dell’inverno;
si invitava ad intonacare le pareti interne e ad imbiancarle, naturalmente ad eccezione delle parti affrescate;
l’intera sala ecclesiastica doveva essere fornita di più suppellettili ed accessori vari perché ritenuta spoglia.
· Visita Pastorale del 26 giugno1638:
era necessario adattare in maniera migliore l’altare maggiore e, in generale, anche tutti gli altri.
· Visita Pastorale del 1659:
si auspicava un tempestivo intervento di restauro del tetto della sacrestia – in particolare – che versava in pessime condizioni.
· Inventario dei beni della parrocchia in oggetto, redatto dal parroco Don Domenico Brandi nel 1785:
“Inventario della Chiesa di San Rocco della Villa delle Pretare fatto l’anno 1785 da me Parroco Preposto Don Domenico Brandi.
La chiesa suddetta è posta quasi a capo della Villa, davanti a cui eravi la strada pubblica […]
Contiene tre altari, uno di San Rocco, parte dorato e parte marmorizzato, ed è di bella scultura; e lo adornano due statue rappresentanti una Sant’Emidio e l’altra Sant’Ilario a cui si aggiunge un quadretto dorato della Madonna della Pace che resta quasi in cima a tale altare, il quale è provveduto di candelieri, di tovaglie, di Reliquiari, di altri ornamenti, nonché di Parati rinnovati da me Domenico Brandi, come ho fatto sugli altri due altari.
Sta il Tabernacolo, ossia ciborio indorato, e marmorizzato ove conservasi il SS. Sacramento in grossa Pisside d’argento indorato di dentro, e coperta decentemente, e resta chiuso con chiave d’argento. L’altro altare, che è di Sant’Antonio Abate, è stato tutto dipinto nuovamente e provveduto di candelieri di ottone, e di […] Gloria con altri ornamenti; e l’altro finalmente rappresentante le anime del Purgatorio con un quadruccio dorato di San Luigi Gonzaga, è di legno ben lavorato anch’esso, e dipinto. Vi è pure un altro altarino fatto in titolo della Madonna di Loreto con un quadruccio della Madonna del Buon Consiglio similmente provveduto convenientemente di candelieri, di tovaglie, ed altro bisognevole. Ha il Fonte Battesimale con il fusto Sagrario, e con […] dentro di questo fonte eravi una con colina di rame con coperchio; un ramaiolo, ossia strumento da prendere acqua per battezzare, d’argento; due vasetti d’argento ove conservasi l’olio del Crisma, e de catecumeni. Due confessionali con tendina davanti.
Alcuni banchi da sedere.
Il Pulpito col Crocefisso, in cui si predica giornalmente nella Quaresima. La Via Crucis.
Una nicchia posta nel muro accanto l’altare di San Rocco bene adorna di dentro, ove conservasi il Vasetto d’argento con l’olio santo, ossia degli Infermi.
Ha sagrestia, ove sono due credenzoni, in cui conservansi le sagre suppellettili, tovaglie e camici de Fratelli della Compagnia del SS. Sacramento.
Due genuflessori con Carte di preparazione per la S. Messa, e di Ringraziamento.
Tre paia di ampolline con un piattino di maiolica, e cassettine.
L’Archivio, in cui conservansi i libri, scritture e memorie della Chiesa.
Oltre la Pisside grande, ne ha un’altra da passare il SS. […] agli Infermi fuor del paese in qualche circostanza di malattia.
[…]”
· Visita Pastorale del 1870:
la chiesa veniva ricostruita per volere dell’allora parroco Don Filippini.
· Visita Pastorale del 1876:
il “nuovo” edificio sacro era caratterizzato da pianta rettangolare, da volume interno diviso in tre navate e dotato di ben cinque altari, dietro i quali si aprivano altrettante cappelle.
· Visite Pastorali avvenute tra gli anni 1882 e 1886:
la cappella posta in corrispondenza dell’altare maggiore veniva smantellata e completamente ricostruita, pur mantenendone le identiche caratterizzazioni formali e stilistiche della precedente. Anche la volta a copertura del vano adibito a sacrestia versava in cattive condizioni; ciononostante, non si provvide – in quella occasione – alla sua risistemazione.
A questo periodo risale anche il rifacimento del Fonte Battesimale e del campanile.
· Inventario dei beni della parrocchia in oggetto, redatto dal parroco Don Agostino Organtini nel 1886:
“[…] e perciò tutte le funzioni si fanno nella Chiesa di San Rocco, posta entro l’abitato, e più comoda alla popolazione. La sua forma è pure rettangolare; ha tre navate con cinque Altari, adorni di belle cappelle in legno, tutte in buono stato. La Cappella dell’Altare maggiore, tolta dall’economo D. Eduardo Giusti l’anno 1882, ove si venera l’immagine di San Rocco, bella statua in legno, è stata nuovamente ricostruita e riformata dagli artisti Pietrangeli Antonio, e Costantino figlio, della città di Norcia, per cura del sottoscritto Preposto, a spese della Villa, Deputati i signori Francesco fu Antonio ed Orsini Francesco fu Giovanni. Detto lavoro ebbe principio in sul finire di Maggio del corrente anno 1886, e si terminò il 14 agosto. La spesa occorsa fu di Lire 862,50, compresa la ripulitura della Statua, il cane, borraccia, conchiglia, zoccolo, vetrina, tenda di seta e ghirlande nuove. Questi lavori furono pagati con l’elemosina appartenente al Santo. Per la troppa spesa fu rimessa ad altro tempo la ricostruzione dell’Altare. A sinistra di questo è la Sacristia, il cui volto ha bisogno di restauro, adorna di due Armadii, due Credenze e due ginocchioni col Preparatio ad Missam. A piè della Chiesa poi, in cornu Evangelii, si ritrova il Battistero, internato nel muro, di forma ottagonale con piramide e baldacchino; il tutto chiuso da un cancello di legno con cerchi di ferro. Fu fatto totalmente di nuovo l’anno 1886, per cura dello stesso Preposto, a spese della Compagnia del SS. Sacramento, Deputato il Sig, Piermarini Salvatore di Domenico, di cara memoria. Manca il Conopeo. Questa Chiesa necessita di un qualche ristauro. Alla sua destra, nell’esterno, si eleva ad un’altezza di metri 13 il campanile, in cui manca la Croce. Vi sono quattro campane delle quali la prima ha un peso di circa 150 Kg,; la seconda di circa 100 Kg; la terza, che è rotta, di circa 60 Kg e la quarta di circa 30 Kg.
[…]
Io Agostino Organtini Preposto della suddetta Chiesa, ho compilato secondo coscienza e verità questo Inventario. In fede di che, alla presenza degli infrascritti testimoni appongo il sigillo parrocchiale, mi firmo di proprio pugno e così giuro.
Questo giorno 4 ottobre 1886.
[…]”
· Inventario dei beni della parrocchia in oggetto, redatto dal parroco Don Luigi Paleotti nel 1910:
“Inventario della Parrocchia di S. Maria Vetere in Pretare
[…]
La chiesa è rettangolare a tre navate con 5 altari dedicati 1° intagliato e dorato a San Rocco, 2° all’Immacolata, 3° all’Addolorata, 4° S. Antonio, 5° al Purgatorio.
In esso vi sono le statue di San Rocco legno – Addolorata, carta pesta – S. Antonio di Padova carta pesta – S. Giuseppe di carta pesta – Cristo Morto di carta pesta.
Quadri: Immacolata; Purgatorio; S. Antonio; Madonna della Provvidenza; Madonna della Pace; S. Luigi Gonzaga; S. Filomena.
Tela: Madonna di Pompei; S. Giuseppe; S. Francesco; S. Emidio; Vergine delle Salette; Via Crucis; Via Ma tris.
Carta: S. Cuore di S. Carta.
Bambinello di cera.
La chiesa è fornita della balaustra in legno all’altare maggiore, del Battistero con cancello in legno, di un Organo e relativa orchestra.
Sacrestia a destra, locale quadrato con due credenze a muro e soffitta, con lavabo ed acquasantiera di pietra.
A sinistra tre piccoli locali uno sopra l’altro con scala di legno.
[…]”
· Visita Pastorale del 1912:
l’edificio sacro era in cattivo stato di conservazione: di assoluta necessità era un intervento di restauro del soffitto della sacrestia e del piano di calpestio dell’intera fabbrica, costituito semplicemente da terra battuta.
· Visita Pastorale del 1915:
la chiesa veniva riaperta ai fedeli dopo esser rimasta chiusa per un breve periodo, causa interventi di manutenzione varia; in questa occasione venne realizzata una vera e propria pavimentazione.
· Visita Pastorale del 1917:
nonostante tutti i sopra elencati restauri e rifacimenti subiti dalla chiesa in esame, in questo periodo la stessa risultava versare in cattive condizioni, in riferimento all’esterno della struttura.
· Visita Pastorale del 1959:
la sacrestia veniva finalmente restaurata; il campanile ospitava solo tre delle quattro campane originali.
Dalle fonti succitate è possibile delineare delle fasi di trasformazione della chiesa:
- Non si hanno notizie precise sulla conformazione planimetrica della chiesa tra il 1600 e il 1870, quando viene risistemata dal parroco Don Filippini. Con questo intervento la chiesa assume un volume interno tripartito con cinque altari e la chiesa viene dotata di torre campanaria;
- Dalla mappa del catasto Gregoriano, confrontata con la planimetria attuale, si può dedurre che la conformazione planimetrica della chiesa vecchia corrispondesse all’attuale;
- Dall’inventario del 1910 si può desumere la consistenza di dotazione della chiesa: cinque altari dedicati a S. Rocco, all’Immacolata, all’Addolorata, a S. Antonio, al Purgatorio. Si fa inoltre l’elenco delle statue presenti, dei quadri e delle tele.
La struttura muraria della chiesa è in pietra calcarea locale, esclusa la sagrestia e il nuovo campanile che sono una struttura in cemento armato a vista e laterizi intonacati.
Infatti intorno agli anni ’60 la chiesa ha subito una parziale modifica. La sagrestia è stata ricostruita con struttura in cemento armato a faccia a vista e tamponato con laterizi intonacati. La struttura risulta essere in adiacenza alla chiesa, con copertura pianta. Insieme alla sagrestia è stato costruito il nuovo campanile sempre in cemento armato a vista con tamponatura in laterizi intonacati. La parte bassa del campanile presenta una zoccolatura di tamponamento in pietra locale.
La facciata, il prospetto nord della chiesa risulta intonacata, con il paramento che svetta oltre la copertura a capanna. La facciata presenta un portale architravato con conci in pietra arenaria, con sovrastante rosone semicircolare. Due finestre ad arco completano la struttura. Una zoccolatura in pietra arricchisce il prospetto.
Il prospetto est presenta due corpi aggregati alla chiesa: uno alto, presumibilmente la struttura del vecchio campanile della chiesa, l’altro più basso che attualmente ospita l’impianto di riscaldamento della chiesa.
Il prospetto sud è estremamente semplice. Ha un profilo a capanna e presenta un’unica apertura tonda nella parte sommatale. Su questo lato si sviluppa anche la nuova sagrestia e la struttura del campanile. Queste sono in cemento armato faccia a vista con tamponature in laterizio intonacato.
Il prospetto ovest presenta solo due finestre nella parte alta e si trova in adiacenza con una casa del centro storico.
La chiesa presenta un impianto regolare longitudinale tre navate, scandito da quattro pilastri per lato su cui poggia una struttura modanata che arricchisce l’interno della chiesa. Su questa cornice poggia la volta in “camorcanna” sostenuta da un’anomala struttura in acciaio costituita da archi reticolari e orditura secondaria sempre in acciaio. La struttura disegna una volta a botte con profonde lunette laterali illuminate da finestre. La zona dell’altare maggiore è coperta da una volta in mattoni in foglio e risulta illuminata da una finestra tonda posta nella parte alta dell’altare maggiore. L’intera chiesa risulta illuminata da tre finestre alte poste nelle navate laterali, due finestre ad arco poste di fianco all’ingresso, una finestra semicircolare posta sopra l’ingresso e una finestra rotonda posta sopra l’altare maggiore. Nella zona dell’altare sono presenti due porte che conducono una alla cappella laterale dove si trova allestito un presepe, l’altra all’adiacente sagrestia.
Storia delle destinazioni d'uso, storia dei carichi, storia sismica
Come sopra descritto non si hanno notizie di rilevanti trasformazioni della fabbrica e sul comportamento della fabbrica durante gli eventi sismici passati. Il comportamento cinematico del bene in seguito al terremoto del 1997 è ipotizzabile in seguito ad un'attenta analisi dello stato fessurativo e dall'analisi dei livelli di vulnerabilità dell'edificio.
L’interpretazione dello stato fessurativo porta ad evidenziare i seguenti meccanismi di collasso tipici del sisma:
- lesioni nella parte sommitale della facciata principale e della facciata posteriore dovute al meccanismo di rotazione fuori piano della parte sommitale della facciata;
- lesioni verticali sul corpo1, riconducibili all’effetto delle spinte localizzate di martellamento delle travi lignee;
- lesioni verticali sul corpo2, riconducibili all’effetto delle spinte localizzate di martellamento delle travi lignee;
- lesioni sui prospetti laterali riconducibili a spinte localizzate dovute alla volta interna;
- l’arcata interna risulta lesionata;
- la volta in mattoni che copre la zona dell’altare della chiesa risulta in parte lesionata e sono carenti le connessioni tra la volta e le pareti verticali;
- la volta presente nella parte bassa del corpo2 e sconnessa in più punti e presenta delle zone crollate;
- i solai lignei presenti nella zona sopra la cappella con il presepe sono sconnessi in più punti e presentano immarcimenti delle travi;
- i solai lignei presenti nel corpo2 risultano crollati o in fase di crollo;
- la copertura del corpo1 risulta immarcita e sconnessa, con la presenza di diversi elementi lignei immarciti;
- la copertura della chiesa risulta parzialmente sconnessa e con la presenza di infiltrazione d’acqua;
- la volta in “camorcanna” presenta un fenomeno di instabilità generalizzata dovuta alla diversa rigidezza tra la struttura portante in acciaio e la “camorcanna” stessa: questa risulta infatti fittamente sconnessa e lesionata;
- lesioni sulla parete est dovute ad interazione tra macroelementi diversi e dalla diversa consistenza muraria;
- la struttura in acciaio di supporto della “camorcanna” crea uno scorrimento con le pareti verticali con conseguente aggravio della condizione di instabilità generalizzata della stessa.
La chiesa presenta inoltre un diffuso problema di umidità di risalita accentuato sui prospetti est ed ovest. Sono presenti anche un fenomeni di umidità dovuta ad infiltrazioni d’acqua soprattutto sul corpo1 e sul corpo2.
Il quadro fessurativo generale della chiesa risulta essere poco leggibile a causa della recente ridipintura dell’interno e dell’esterno, ma si possono facilmente desumere dalle parti di chiesa non ridipinte cioè l’interno del corpo sopra la cappella del presepe, l’interno del corpo1 e l’interno del corpo2. in queste zone è facilmente leggibile uno stato di sconnessione generalizzata che fuori è solo intuibile. in base a questi presupposti si è ipotizzato un quadro fessurativo in parte più grave di quello immediatamente leggibile e in base a queste ipotesi si è provveduto a stilare il progetto di restauro.
Descrizione dei beni di carattere storico-artistico fissi e mobili contenuti nell'edificio e individuazione dei danni subiti o potenziali
L’apparato decorativo della chiesa è costituito da 5 altari lignei di cui si ha notizia dal 1876, data in cui la chiesa viene rinnovata.
Dall’inventario dei beni della chiesa, redatto dal parroco Don Luigi Paleotti nel 1910 parla della dotazione della chiesa indicando la presenza di 5 altari dedicati: 1° intagliato e dorato a San Rocco, 2° all’Immacolata, 3° all’Addolorata, 4° S. Antonio, 5° al Purgatorio.
Inoltre indica la presenza delle statue di San Rocco legno – Addolorata, carta pesta – S. Antonio di Padova carta pesta – S. Giuseppe di carta pesta – Cristo Morto di carta pesta.
Gli altari presentano in generale un discreto stato di conservazione ma sono presenti danni dovuti a vandalismo.
Sono comunque imputabili al sisma i distacchi degli altari dalle loro sedi con lesioni laddove questi si inseriscono nel muro.
Si hanno notizie sull’esistenza di affreschi presenti nella chiesa intorno al 1600 ma non vengono citati nelle successive documentazioni storiche. In corso dell’intervento di restauro della chiesa si provvederà comunque a effettuare saggi laddove si andrà ad operare con interventi di cuci-scuci per controllare l’eventuale presenza di tracce di affreschi.
Considerazioni sul nesso contenuto – contenitore
L’interno della chiesa si presenta come un sistema a tre navate suddiviso da un ritmo pieno-vuoto dato dalla scansione tra altari e nicchie. La zona dell’altare si differenzia dal resto della chiesa in quanto risulta rialzato e coperto da un’unica volta a botte. Il sistema risulta essere organico sia dal punto di vista stilistico che strutturale, infatti la fabbrica ha reagito in modo concorde. Gli altari che si sono mossi nelle loro sedi generando lesioni dovute alla differente rigidezza tra struttura muraria e struttura in legno.